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Creare engagement su Twitter? Fai come Andy Carvin!

 In V.

Creare engagement su Twitter

Che fatica far crescere il numero di follower su Twitter! Che sia un account di un’azienda o personale aumentare il bacino dei nostri seguaci non è impresa facile. E ancora più difficile è creare un rapporto, un engagement come si dice nel gergo.

In soli 140 caratteri devi riuscire a entrare in confidenza con il pubblico e cercarlo di coinvolgerlo il più possibile, farlo partecipare e interagire con i tuoi tweet. Twitter è una piattaforma un po’ diversa dagli altri social media che necessita di una presenza costante, un attenzione ai trend del momento, agli hashtag più seguiti: insomma bisogna essere real time!

Più facile a dirsi che a farsi!

Oggi non vogliamo farvi un dei tanti decaloghi su come creare impostare una strategia di successo su Twitter o come creare o migliorare l’engagement con i tuoi follower. No, oggi vogliamo raccontarvi una storia. Potremmo chiamarla quasi una “favola ai tempi dei social” che ci fa capire la potenzialità e le opportunità di uno strumento come Twitter non solo per le aziende, ma anche in altri campi, e che creare engagement, quello vero fatto di fiducia, di collaborazione e coinvolgimento, non è una mission impossible.

Questa è la storia di Andy Carvin, un giornalista di National Public Radio che ha seguito tutta la vicenda delle primavere arabe, oggi a capo di Reported.ly, un team di global reporting di First Look Media.

Era il 2011 e iniziavano a soffiare i primi venti di Primavera Araba anche in Siria, quando su i social iniziava a girare la storia di Amina Abdalla, un ragazza siriana lesbica e attivista per i diritti LGBT. La notizia riportava che Amina fosse stata arrestata dal regime di Assad e se ne fossero perse le tracce. Un notizia così terribile non poteva che arrivare anche all’orecchie di tutti i notiziari e i media tradizionali, come stampa e televisione.

Qualcuno però non aveva qualche dubbio sul dramma della povera Amina e questo qualcuno era Andy Carvin che iniziò a mettere in forte discussione la notizia dell’arresto dell’attivista siriana arrivando perfino ad affermare che Amina non esisteva e che la sua storia fosse completamente falsa. Carvin riuscì a scoprire che che in realtà dietro Amina c’era un ragazzo irlandese, un frequentatore di chat per donne omosessuali, che si era inventato tutta la storia.

Come ha fatto Andy Carvin a scoprire la verità? Attraverso la creazione di relazioni di fiducia e forte collaborazione ed engagement con i follower (ma non solo) del suo account Twitter. Carini proprio grazie ai social era riuscito a mettersi in contatto con alcuni attivisti LGBT siriani, chiedendo loro di Amina. Nessuno la conosceva e sapeva chi fosse questa ragazza. Così, insieme a un gruppo di hacker, sempre contattati attraverso i social, Carvin riesce a scoprire che l’indirizzo IP di Amina non faceva riferimento a Damasco ma in Irlanda e a scoprire che dietro la storia di Amina c’era soltanto un rosso ragazzo irlandese che evidentemente non aveva di meglio da fare.

Avendo trascorso diverso tempo in Tunisia e in Egitto, in parte grazie al suo lavoro con Global Voices Project, Carvin a partire dal 2004 è riuscito a costruire una grande rete di contatti tra cui molti blogger di quelle zone e grazie proprio a questa rete, alla fiducia e ai continui scambi con i suoi follower Andy è in grado di selezionare e verificare accuratamente tutte le notizie e le informazioni e di presentare in tempo reale ciò che accade.

È un rapporto più che prezioso quello tra Carvin e i suoi follower che ci dimostra (o conferma) quanto sia importante creare engagement con il nostro pubblico e coltivare giorno dopo giorno il rapporto con i nostri utenti.

Dopo la pagina Facebook “Sii come Bill” che ci insegna come comportarci nel modo giusto sui social non resta che dire “Sii come Andy”!

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